martedì 20 giugno 2017

Le Olimpiadi dell'Elastico.



Quando ero piccola l'estate spuntava insieme ai pantaloncini da basket, le code più alte per non sudare, e le magliette con gli stampi che scomparivano al primo lavaggio.
Aveva il sapore dei ghiaccioli (per i torinesi stick) comprati con gli spiccioli che la mamma mi lanciava dal balcone, appallottolati nei tovaglioli di carta.
Chiudevano le scuole e palpitavano i cortili. Il divieto di giocare a palla ancora non c'era e, quando c'era, non se lo filava nessuno.
La mia estate la trascorrevo lì, a scorrazzare intorno a quel cerchio di cemento, chiuso da un cancello che si apriva al primo soffio di vento. In quel cortile mi sbucciavo le ginocchia o le banane a merenda quando i soldi per il gelato non c'erano. Coltivavo amicizie e anticorpi scambiando chewingum di seconda mano (per i torinesi cicles)  o bevendo a canna succhi di frutta barattati a metà. Anche da bambini valeva sempre la stessa regola: l'erba del vicino è sempre più verde (e quindi la sua merenda più buona della tua).
La cosa peggiore che poteva capitare era una secchiata d'acqua da qualche balcone, accompagnata da parole che era meglio non ripetere. Se le mamme ci sentivano (e ci sentivano sempre perché le mamme degli anni Ottanta erano dotate di orecchio bionico) scattava il castigo e in cortile non ci facevano scendere più.
I bambini più fortunati partivano con i nonni per tre mesi di villeggiatura oppure andavano in Colonia.
Avrei voluto vedere anche io questa benedetta Colonia di cui tutti parlavano.
La immaginavo una versione estiva del Paese dei Balocchi: mare, sole, castelli di sabbia e gentili signorine pronte a esaudire ogni desiderio.
I miei non mi mandavano mai però. Mia  mamma  diceva che per andare in Colonia  serviva  tutto un corredo monocromatico di mutande, calzini, magliette e quant'alto che costava un patrimonio. Con tutti quei soldi, ci usciva una settimana di campeggio a ferragosto. E poi io mi divertivo così tanto in cortile!
Il che era anche  vero almeno fino a quando si giocava a Nascondino, Ce l'hai, o Strega tocca colore; diventava discutibile quando ai giochi d'azione subentravano le avventure delle Barbie, spesso finte e con un abbigliamento precario ai limiti della decenza; si trasformava in tragedia quando spuntava lui: l'Elastico.
Perché sempre sul più bello arrivava qualche bambina nuova con un ghigno furbetto, un elastico da mutanda lungo pressappoco un metro e mezzo e uno spirito atletico che aveva deciso di palesarsi. E, come se niente fosse, proponeva gare di salto con variante singola o a coppia, a eliminazione diretta.
Le Olimpiadi dell'Elastico si inauguravano così.
Per  me, che non andavo oltre i cinque minuti di gloria del salto al polpaccio, iniziava l'inferno.
Mi tramutavo in qualcosa di simile alla Bambina Sfinge: in stato semi catatonico dovevo passare interi pomeriggi a fare da palo umano per le  amichette saltatrici. Che,  nei giorni più lieti,  si prodigavano a zampettare allegramente anche fino al tramonto.
Per far passare il tempo fissavo i balconi dei palazzi di fronte e fantasticavo sui panni stesi.
Avevo notato che i bucati del lato destro erano sempre più allegri. Volteggiando nell'aria, diffondevano note delicate di Coccolino. Illuminavano, con le loro tinte vivaci,  i terrazzini degli appartamenti più grandi, quelli con due camere e tinello.
Sul lato sinistro, riservato alle camere e tinello, i fili per stendere invece si rimpicciolivano come i metri quadri degli alloggi. Dai balconcini penzolavano soprattutto tute, blu o da ginnastica, intervallate con qualche canottiera a costa larga che profumavano di soffritto nei giorni feriali e di ragù in quelli festivi.
Far asciugare i panni al sole era comunque un lusso spesso riservato solo ai piani alti del condominio.
Quello dove abitavo io aveva cinque piani per cui, sui panni stesi dei piani precedenti poteva piovere un po' di tutto, a seconda delle stagioni: semi di anguria o noccioli di ciliegia nei mesi estivi e gusci di nocciola o bucce di mela in quelli invernali. Le briciole, invece, erano un evergreen.
I più fortunati erano gli abitanti dell'ultimo piano: i loro bucati dovevano fare i conti solo con le cacche dei piccioni. Ma, se mettevi una girandola colorata, si spaventavano e se ne migravano altrove,  alla ricerca di altre toilette
Comunque, proprio quando avevo preso gusto alla mia Indagine dei panni stesi, le Olimpiadi dell'Elastico vennero interrotte. La proprietaria dell'elastico annunciò fiera che se ne andava in Colonia.
Si chiamava Romina, era capace di saltare fino all'altezza del collo, aveva la Barbie vera e abitava al quinto piano.
Certa gente, pensai, ha davvero tutte le fortune.

Copyright Monica Coppola - Grafica Mariateresa Di Mise
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